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Progetti

Si continua a scavare a Paestum e le ricerche diventano pubbliche

Seppure considerata la “città meglio conservata della Magna Grecia”, Paestum è ancora in gran parte sconosciuta. Mentre oltre ai tre templi della città, abbiamo dati consistenti sugli spazi pubblici intorno al Foro e sulle necropoli della città, aspetti come la vita quotidiana, l’insediamento rurale, la città tardo-antica o la struttura della prima colonia attendono ancora un’indagine approfondita. Con un ricco programma di ricerche, oggi si cerca di colmare queste lacune nella storia del sito archeologico di Paestum con nuovi scavi stratigrafici, indagini archeometriche e con lo studio dei materiali archeologici conservati nei depositi del museo. A Paestum, le ricerche continuano nell’ottica dell’“archeologia pubblica” favorendo così il coinvolgimento dei cittadini, non solo divulgando i risultati di questi studi in modo trasparente e aperto, ma anche cercando di appassionare il pubblico con visite quotidiane ai cantieri e con l’incontro con gli archeologi.

  • Descrizione: lo scavo, iniziato nel mese di settembre 2018, indaga l'area occupata dalla Porticus meridionale. L'impianto di questo complesso monumentale si data alla metà del I sec. a.C., ma il materiale ceramico e alcuni interventi sono riferibili ad una fase più antica. Le ricerche condotte nel settembre del 2018 hanno consentito di indagare una taberna, di cui è stata chiarita l'articolazione interna, e lo spazio meridionale del porticato le cui sequenze stratigrafiche erano già state riconosciute nei precedenti scavi. I materiali dello scavo 2018 e di quelli precedenti sono conservati nei depositi del Museo Archeologico di Paestum.

  • Descrizione: Lo studio punta alla revisione e pubblicazione sistematica dei dati relativi alla necropoli di Ponte di Ferro indagata negli anni Ottanta da G. Avagliano. La necropoli, ubicata su una duna sabbiosa 850 m a nord-ovest delle mura di Paestum, ha restituito centonovantuno sepolture, spesso prive di corredo, che si discostano nettamente dal costume funerario in uso, tra il VI e il IV sec. a.C., nelle altre necropoli pestane. È probabile, infatti, che le tombe appartenessero a membri della comunità poseidoniate di estrazione sociale bassa o servile, circostanza che rende Ponte di Ferro uno dei rari esempi magnogreci di spazi sepolcrali riservati

  • Descrizione: La di ricerca è stata avviata nell’estate del 2018 con indagini geofisiche (georadar e geoelettriche) ed è l’esito finale di una lunga ricerca di archivio e di studio sui materiali che hanno consentito di avere un quadro completo di tutte le attività (scavi, restauri, abbattimenti di strutture) effettuate nell’area a partire dall’Ottocento senza trascurare stampe e disegni anche più antichi. Nel mese di settembre 2018 nella porzione sud-occidentale del santuario, all’interno di un’area di cantiere di circa 400 mq, dopo un attento studio dei risultati delle indagini geofisiche, sono stati impiantati due saggi di ridotte dimensioni (SS. 242, 243 della

  • Ci spiace, ma questo articolo è disponibile soltanto in inglese americano.

  • Descrizione: Le nuove indagini presso il monumento, risalente al 510 a.C., sono iniziate nel 2018 ed hanno riguardato l’esplorazione di un piccolo settore posto sul versante orientale, a ridosso del muro di recinzione di epoca romana che ingloba il sacello. La scoperta del tratto di una canalizzazione con andamento curvilineo, in parte tagliata nella roccia, ha consentito di ipotizzare che tale apprestamento fosse pertinente al tumulo che, in origine, doveva ricoprire il piccolo edificio. Sono state programmate altre indagini, da compiersi a partire dal mese di giugno 2019, per completare l’esplorazione del versante orientale ed avviare lo studio di alcuni elementi

  • Descrizione: Il corpus delle terrecotte architettoniche pestane è solo parzialmente noto. A quanto edito e sistematizzato in studi pregressi, si aggiunge un più ampio repertorio conservato nei magazzini. Il lavoro, iniziato come seminario della Scuola di Specializzazione in Archeologia Suor Orsola-Vanvitelli, è proseguito con la schedatura dei materiali e la definizione di sistemi decorativi o, quando possibile, di specifici tetti. Il gruppo attende, attualmente, all’edizione dei risultati.

  • Descrizione: La ricerca, avviata nel 1987, ha chiarito modi e forme dell’organizzazione del santuario, definendo la funzione e la cronologia degli edifici, già messi in luce, nella Zona A. Dal 2013 l’indagine è rivolta a evidenziare le caratteristiche insediative e strutturali delle aree limitrofe, le zone C e B; dal 2014 si sta realizzando una ricognizione sistematica del territorio. Sono inoltre in corso una serie di analisi geofisiche (georadar, magnetometria, etc.). Il gruppo di lavoro federiciano ha in corso di studio e pubblicazione nei Quaderni del Centro Studi Magna Grecia le diverse classi di materiali provenienti dei vecchi e dai nuovi scavi. Una sala del

  • Descrizione: Nel mese di maggio 2018 sono riprese le indagini nell’isolato 4-6 del sito archeologico di Paestum. Nell’ambito di un accordo di cooperazione tra il Parco Archeologico di Paestum, l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” e il Centro Interdipatimentale di Servizi di Archeologia (CISA), le analisi si sono concentrate nell’area delle abitazioni private e del complesso termale che compongono l’isolato, localizzato nella parte sud-occidentale del sito. Le acquisizioni da APR (Aereomobili a pilotaggio remoto) con sensori RGB, termici e multispettrali sono state integrate da attività di rilievo fotogrammetrico terrestre. I prodotti digitali e i modelli tridimensionali elaborati hanno rappresentato il punto

  • Descrizione: a partire dal mese di marzo, sono state avviate indagini geofisiche nell'area del santuario meridionale di Paestum, ad oriente della Basilica e del Tempio di Nettuno. I primi risultati delle indagini, georadar e geoelettriche, mostrano la presenza di differenti camere e cunicoli sotterranei, in parte legati alla circolazione e alla conservazione dell'acqua, in parte inerenti ad attività rituali. Le analisi si prolungheranno nei prossimi mesi e consentiranno di programmare specifiche attività di esplorazione e di scavo, oltre che di disegnare il sottosuolo di questa porzione della città Paestum.

  • Descrizione: Dal mese di marzo 2019 sono in corso indagini multispettrali sulle metope più antiche dell’Heraion alla Foce del Sele esposte al Museo. Si tratta di una metodologia di indagine non distruttiva effettuata attraverso una fotocamera scientifica che riprende le metope a diverse frequenze. In questo modo è possibile isolare eventuali elementi presenti sulle metope come materiali differenti, trattamenti, restauri o manomissioni a vari livelli, residui non più visibili di colore. Per effettuare le riprese è necessario un ambiente totalmente oscurato, per questo si è resa necessaria la realizzazione di una sorta di camera oscura mobile.

  • Descrizione: Lo scavo, iniziato nel 2016, indaga i resti di una casa di fine VI/inizi V sec. a.C. Le fondazioni sono costruite in grandi blocchi di pietra, una tecnica di costruzione insolita per questo periodo. La struttura si compone di tre ambienti rettangolari, di cui uno dovrebbe essere un cortile sul quale si affacciano gli altri due ambienti chiusi. Nel museo di Paestum sono esposti alcuni materiali provenienti dallo scavo. Nel mese di marzo 2019, è stata indagata la struttura sotterranee già messa in evidenza nelle campagne di scavo precedenti e strettamente connessa con questa dimora greca. Si tratta di una fosse

  • Descrizione: Si tratta di una grande struttura rettangolare che occupa un’area di quasi 400 mq, costruita in blocchi di pietra. L’edificio è costituito da sette ambienti quadrangolari, con apertura principale verso il tempio di Nettuno. I vani interni, alcuni dei quali pavimentati con grosse lastre di travertino o decorate a motivi geometrici, si aprono verso un unico ambiente interno aperto.